Venezia vibra e riverbera
Questa la voglio condividere con voi, perché è da ieri che mi è rimasta dentro una sensazione molto particolare, una sorta di vibrazione dolcissima che perdura da un giorno e una notte. Complice ovviamente Venezia.
Ieri pomeriggio stavo effettuando uno dei miei infiniti sopralluoghi a caccia di storie, di segni, di bellezza, in una zona della città che non è importante nominare, nel senso che non è quel luogo specifico che ha fatto scaturire tutto, ma la situazione.
Ero comunque solo, in una calle abbastanza larga, di una porzione di Santa Croce sufficientemente nascosta. Il sole – ieri è stata una giornata veramente bella – si avviava a tramontare; c’era una luce un po’ fredda ma pulita; una nitidezza nell’aria che mi faceva respirare bene.
Dalle finestre arrivava qualche rumore casalingo, voci ovattate, e odore di cibo buono; dentro una sorta di magazzino con una porta a vetri vedevo degli anziani intenti a giocare alle carte. Mentre camminavo piano mi ha raggiunto il suono di un pianoforte: sul momento sembrava un disco, ma in un istante ho capito che qualcuno si stava invece esercitando. Qualcuno che sapeva suonare: un suono basso e modulato, la prova di due accordi molto orecchiabili, sempre gli stessi, suonati senza fretta, con grande attenzione.
Ho fatto un paio di passi e dall’altro lato mi hanno raggiunto le note di “Stairway to heaven” dei Led Zeppelin, in una versione in cui la parte centrale del ritornello – quella in cui Robert Plant ripete più volte “Ooh, it makes me wonder” – era insolitamente lunga, o forse così mi è sembrato in quell’attimo che mi è parso eterno.
Perché la musica del pianoforte e quella della canzone si sono mescolate e sovrapposte con una tale perfezione che per un istante mi è mancato il respiro. Era come se fossi perfettamente al centro di quella rifrazione di suoni, ognuno ignaro dell’esistenza dell’altro. E questa melodia inedita e destinata solo a me mi ha riverberato improvvisamente dentro con una forza tale da farmi provare una sensazione immediata di benessere e di equilibrio; un momento di sospensione di ogni cosa – non sentivo il mio corpo, i miei pensieri, ero un tutt’uno con ogni cosa mi stesse attorno – che penso sia durato poche frazioni di secondo, nelle quali ero il centro immobile ed esplosivo dell’Universo. Al punto che qualcosa di quegli attimi mi è rimasto dentro fino a stasera. Chiedetemi perché amo Venezia.
(scritta il 27 gennaio 2020)