ALI PER VOLARE

Vi regalo un ricordo che risale a un’estate del millennio appena trascorso, quando vissi una piccola avventura su un’isola della laguna, quella della Certosa. All’epoca poteva sembrare solo un episodio curioso, ma col tempo ha assunto per me un valore simbolico, e il passare degli anni lo ha rivestito di una patina quasi epica. Avevo sedici anni.

Ero lì per un grande raduno scout che riuniva tutti i gruppi di Venezia — eravamo centinaia. Insieme al mio amico Raul ci eravamo addentrati nella fitta boscaglia che allora ricopriva gran parte dell’isola.

All’improvviso, nel silenzio ovattato della vegetazione, scorsi un grande rapace — sembrava un’aquila — appollaiato sulla cima di un tronco. Ci fissava immobile. Lo indicai a Raul, che per lo stupore cacciò un urlo.

Il rapace si lanciò in volo, sbatté le ali… ma si posò poco più avanti, goffamente. Sembrava incapace di volare.

Ci precipitammo verso di lui. Togliendoci le camicie e i fazzolettoni — gli unici “strumenti” a nostra disposizione — riuscimmo ad avvolgerlo. Lo sollevai, stupito dalla leggerezza inaspettata di quel corpo maestoso. Gli coprii la testa, come avevo visto fare ai falconieri in qualche documentario, per calmarlo: cercava di beccarmi.

Scoprimmo poi che si trattava di una giovane poiana, probabilmente esausta dopo un lungo volo, finita chissà come sull’isola. Affidata alle mani giuste, tornò a librarsi in pochi giorni.

Col passare degli anni, ho talvolta ripensato al valore simbolico di quanto mi accadde. A come, in maniera fortuita e generosa, la laguna – dalla quale provengo – mi abbia offerto un’esperienza iniziatica per fornirmi di ali: un incontro tra il cielo e la terra, tra la forza e la fragilità, mentre il mio corpo e la mia mente abbandonavano l’infanzia per abbracciare qualcosa di più maturo ed evoluto. Un momento che, senza saperlo, mi stava preparando al volo.

Non so se il mio animale guida sia davvero un rapace, ma so che l’aria e l’acqua sono i miei elementi. Avevo sedici anni, e di lì a poco avrei iniziato a volare anch’io.